DOMUS AUREA

Le ‘Domus‘ sono installazioni stabili o temporanee, realizzate in luoghi diversi e caratterizzate da un aspetto esteriore (contenitore) e da una dimensione interna (contenuto).
La prima versione è ancora palesemente intrisa di forme antropomorfe, retaggi del precedente lavoro su lamiera (2006–2008). “La casa, luogo dell’intimità e della quiete, della memoria e dei ricordi, ma soprattutto riflesso di un rap- porto storico con lo spazio/tempo nel quale si vive in quel momento...”, “...sono ‘palafitte‘ costruite non sull’acqua ma su sogni, aspirazioni, ansie e paure...“. Nel 2010 prevale il senso del mistero: l’opera è visibile solo dall’esterno e denota un senso di chiusura. È possibile solo intuirne i contenuti, sbirciando da piccole fessure.

Silvia Sfrecola Romani

 

La versione attuale denota al contrario un immediato senso di apertura e di leggerezza.
Lo sguardo introspettivo viene facilitato da ampie aperture e dall’accesso nuovamente diretto verso l’interno.
“...Le installazioni abitabili somigliano ai suoi quadri per una semplice ragione: sono in qualche modo i quadri stessi che stanno trasformandosi in rifugio, capanna, spazio di meditazione e sonno, solitudine e condivisione. L’approccio tempestoso del dipingere si sposta nei pattern dei pavimenti, dei soffitti, delle porte e finestre, delle pareti portanti...“

Gianluca Marziani

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una limonaia ottocentesca con pianta rettangolare, spazio di energia meditativa negli esterni di Palazzo Collicola. Una sorta di intermezzo a cielo aperto che oggi sta abbracciando la Domus di Vincenzo Pennacchi, un intervento “sartoriale” dentro le dimensioni da hortus conclusus del luogo. Non è la prima domus installativa dell’artista ma sicuramente la più matura per sinestesia e armonia. Un oggetto prismatico e polimorfo, tra la pittura dinamica e la scultura installativa, funzionale e al contempo metafisico, asciutto nel suo disporsi tra strati di memorie e azioni.
Primo elemento: la pianta della Domus riprende l’apertura valicabile nella porzione di Palazzo che affaccia sul giardino. Sembra una dislocazione fuoriuscita dal muro portante, un monolite che l’intervento artistico ha trasformato in ambiente iconografico.
Secondo elemento: le pareti della Domus vivono di interventi pittorici, ricalcando l’approccio di Pennacchi rispetto al quadro, quella natura espressiva tra materie in consumazione e colori ipernaturali. Ogni frammento si scompone e ricompone attraverso la parzialità indagatrice dello sguardo, portando l’architettura in una biologia organica del materiale, nella trasformazione indefessa che la meteorologia imprime sull’epidermide fissa di una dimora idealmente reale.
Terzo elemento: la Domus ingloba gli spazi del museo attorno alla sua verticalità architettonica, creando false prospettive, ribaltamenti, incroci decostruttivisti, linee di fuga tra Moholy-Nagy ed El Lissitzky. A fare ciò ecco alcuni specchi che agiscono per dinamismi immobili, come muri plausibili che si autodipingono attraverso la realtà riflessa. Consideriamoli una protesi amalgamata, secondo regole archi- tettoniche in cui l’archetipo si rimodella attraverso avanguardie e individualismi. Quarto elemento: la pedana come un ponte tra il museo e la scultura, un raccordo dai contenuti simbolici che crea giusta distanza e necessaria enfasi dei volumi. Quinto elemento: gli interni specchianti come moltiplicatore dello sguardo meditativo, un tuffo cosmico oltre il realismo prospettico, dentro una chiusura che si trasforma in apertura infinita.

E’ il viaggio al termine della notte. E’ il viaggio al termine del giorno.
E’ il viaggio oltre la notte. Oltre il giorno. Dentro e oltre la luce.
E’ il viaggio tra memoria e futuro: dove lo sguardo ricompone il mondo interiore.

A CURA DI GIAnluca marziani

PALAZZO COLLICOLA ARTI VISIVE

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